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L’arte dell’espresso italiano, candidata a patrimonio Unesco

Il caffè tradizionale italiano, più di un semplice espresso, è stato dato per integrare il patrimonio culturale di una cultura, il rito intrinseco dell’umanità. Anche in questo caso è nata una droga italiana.

Che sia un espresso, un macchiato o un cappuccino, che sia in un bar o bevuto a Gaza, il caffè accompagna la vita quotidiana di milioni di italiani. Espresso Italiano stima che un settore da cinque miliardi di euro consumerà circa tre miliardi di tazzine al giorno. L’eccellenza italiana si è trasformata in un candidato a entrare a far parte dell’intricato patrimonio culturale dell’UNESCO, proprio come l’arte del pizzaolo napoletano, annunciata dal ministro dell’Agricoltura italiano Stefano Paduanelli.
Diffuso in Italia dopo lo sviluppo del sistema di produzione del caffè italiano e il prototipo brevettato per la produzione industriale di macchine per caffè espresso e presentato all’Esposizione Universale di Parigi nel 1855.

Ma più che un caffè, è una tradizione, anzi un rito, un simbolo di comunità, che ha bisogno di essere riconosciuto. Soprattutto la coltivazione del caffè napoletano già inserita nell’inventario (info) dei prodotti agroalimentari italiani. Il Tribunale Arbitrale dell’UNESCO prenderà una decisione dopo la scadenza del 31 marzo per le domande.

Dall’Oriente a Napoli

Se il rito del caffè e la cultura che lo circonda provenivano da Napoli, la prima caffettiera italiana fu aperta a Venezia nel 1683, in piazza San Marco. I “caffè” che divennero rapidamente luoghi d’incontro per intellettuali e borghesia si diffusero nella penisola e successivamente in Europa e negli Stati Uniti. Il caffè d’Oriente, poi considerato una bevanda musulmana, fece arrabbiare Papa Clemente VIII nel 1600, dichiarandolo adatto ai cristiani.
La storia del caffè in Italia ha avuto una svolta decisiva con l’invenzione della prima caffettiera napoleonica nel 1819, che consentiva la produzione casalinga. La sua politica prevede il cambiamento del metodo di preparazione mediante un sistema a doppio filtro con infuso turco e infuso veneziano. Il famoso Moga si fece carico nel 1884 con l’invenzione della macchina per caffè espresso da bar a Torino.

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Il segreto del caffè napoletano

Il caffè napoletano ha la particolarità di essere scuro, che contribuisce alla migliore estrazione del suo aroma di tostatura.
La cerimonia del caffè napoletano ha dato vita a tante tradizioni, tutte testimonianze della generosità degli abitanti della zona. Famoso “Caffè sospeso”, Che è ancora comune oggi, comporta il pagamento di due caffè al bar, il secondo dei quali deve essere dato a uno sconosciuto che lo desidera. Il “Knee Coffee” (Knee coffee), una pratica comune nel XIX secolo, era quella di ri-tostare i fondi di caffè reclamati dal barista e di venderli a un prezzo inferiore a chi non poteva permetterseli. Un’altra procedura, The “Comfort Coffee” (Consolation coffee) viene dato ai propri cari per confortare il dolore di una perdita. Una vera cultura piuttosto che un drink.