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La rivincita dell’Italia

Alla fine, nel calcio come nella vita tutto torna. Lo sa bene la nazionale italiana, la quale ha conquistato in quel di Wembley il suo secondo titolo di campione d’Europa alla sua quarta finale. Il tutto dopo un’agonica sessione di calci di rigore in seguito a un match nel quale non era riuscita ad avere ragione dell’Inghilterra padrona di casa, la quale contava con l’appoggio di quasi 60mila spettatori contro i 6mila azzurri. 

Quella degli azzurri è stata una rivincita arrivata in un europeo nel quale l’Italia era una outsider nel trionfo finale secondo le quote delle scommesse sportive online. La nazionale allenata da Roberto Mancini, infatti, non ha mai vantato nessuno dei fenomeni del calcio moderno che più spazio e copertura hanno avuto a livello mediatico, soprattutto per quanto riguarda i calciatori offensivi. Eppure l’ex tecnico dell’Inter è stato capace di creare un gruppo solido unendo esperti gladiatori a giovani di belle speranze. La prima grande associazione di successo è senza dubbio quella composta da Chiellini, Bonucci e Donnarumma, con i primi due a rappresentare l’esperienza e il secondo a spiccare come giovane fenomeno. Il portiere napoletano si è esaltato nella finale parando due rigori ed è stato insignito a fine gara come miglior giocatore del torneo, qualcosa di mai accaduto a un estremo difensore. Questo premio dà dunque grandissimo valore all’europeo di Donnarumma, il quale rappresenta il presente e il futuro della nazionale azzurra. 

La difesa è stata senza dubbio una delle armi principali di un’Italia che come sempre ha fatto affidamento sulla sua compattezza, evitando di prendere imbarcate e reagendo alla grande in finale dopo il goal segnato da Luke Shaw all’inizio del match. L’abilità di Mancini è stata quella di mantenere i nervi saldi e di infondere coraggio ai suoi, guidati da un Chiellini maestoso. In mezzo al campo Jorginho ha ribadito la sua condizione di grande metronomo, confermando il suo status di giocatore unico per la squadra azzurra. La sua stagione, nella quale ha vinto la Champions League con il Chelsea e l’Euro 2020 con l’Italia lo ha proiettato in una dimensione di livello assoluto, aprendo addirittura alla possibilità di assegnargli il Pallone d’oro visti i trofei conquistati. Attorno a lui è stato costruito il gioco di una squadra che grazie alla sua visione di gioco e alla sua abilità nel dettare i tempi ha potuto effettuare una cavalcata trionfale, festeggiando nel tempio del calcio.

In attacco, invece, nonostante il contributo poco decisivo di Immobile, Insigne e Chiesa si sono rivelati essere due frecce importanti nell’arco di Mancini. Specialmente il secondo, arrivato ormai alla piena maturità tecnica e tattica, ha dato prova di un’abilità unica nel saltare l’uomo e creare superiorità, segnando inoltre un goal importantissimo in semifinale contro la Spagna.

In generale, tuttavia, la rivincita dell’Italia è stata frutto di un grandissimo lavoro da parte del CT e del suo staff. Oltre 50 anni dopo l’ultimo europeo e 15 dopo il mondiale del 2006, gli azzurri tornano a sorridere, e con merito.