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La dimostrazione richiede la restituzione di 282 contenitori per rifiuti in Italia

Descrizione dei detriti lasciati sulla strada pubblica – JPDN / SIPA

Giovedì scorso si è svolta a Tunisi (Tunisia) una manifestazione che chiedeva la restituzione in Italia di 282 rifiuti domestici. Questi container sono stati importati illegalmente nel paese nell’estate del 2020.

“Prendi la tua merda” si legge in italiano sugli striscioni posti davanti all’ambasciata italiana, addobbati con fiori per segnare il centro dei sacchi della spazzatura. La Coalizione delle associazioni per la protezione ambientale ha già organizzato una dimostrazione questa domenica nel porto di Soos, dove vengono immagazzinati i rifiuti.

Un sospetto che si è imbattuto nel caso

Sono stati importati da un’azienda tunisina e falsamente presentati come rifiuti di plastica che sarebbero stati riciclati. Ventiquattro persone sono state perseguite nel caso, tra cui funzionari doganali in Tunisia e arrestato l’ex ministro dell’ambiente Mustafa Aroy. Otto persone sono in prigione e una sta scappando: il manager dell’azienda importatrice.

Quest’ultimo ha firmato un accordo con un’azienda italiana per rimuovere fino a 120.000 tonnellate di rifiuti al costo di 48 euro la tonnellata, per un totale di 5 milioni di euro. Il caso ha scatenato uno scandalo in Tunisia, soprattutto perché le infrastrutture tunisine non hanno consentito al Paese di trattare i propri rifiuti.

Secondo i media tunisini, le autorità campane hanno recentemente bloccato l’esportazione di altri 600 contenitori per rifiuti destinati all’incenerimento in un cementificio verso la Tunisia. Sono stati infatti sollevati dubbi sulla compatibilità dei rifiuti.

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