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Postato il 2009-08-25 18:37:49

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Medicina. Il bilancio costi-benefici va davvero a vantaggio dei cittadini?


Di Sonia Angelisi 25/08/2009


Da maggio 2009 i cittadini hanno appreso l’entrata in vigore della reintroduzione della compartecipazione del cittadino alla spesa sanitaria (ticket), voluta dalla Giunta Regionale allo scopo azzerare la voragine di 2,2 miliardi di euro del debito storico 2001 - 2007, al quale è stato aggiunto, sempre con


delibera della Giunta Regionale, un debito di 198 milioni accertato nel 2008, causato da sopravvenienze passive e insussistenze attive nel 2007 imputabili al settore Sanitario.

L’intervento della Regione prevede: per ricetta o impegnativa, sia specialistica che farmaceutica, 1 euro; per prestazioni di assistenza farmaceutica convenzionata e’ previsto il pagamento di una quota fissa aggiuntiva pari a 2 euro per ciascun pezzo prescritto, per un limite massimo per ricetta pari a 5 euro compresa la quota fissa. Ogni ricetta dovrà contenere un massimo di due pezzi prescritti, fatte salve le specialità iniettabili monodose e i farmaci previsti per la terapia del dolore per i quali valgono i limiti di prescrivibilità vigenti.

Sono esclusi dal pagamento ticket: i soggetti affetti da malattie croniche, invalidanti o rare; le prestazioni di screening; le categorie protette: invalidi civili, non vedenti, sordomuti, soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati, vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e, infine, i soggetti con reddito per nucleo familiare sotto i 10 mila euro, documentato con modello ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente). Il piano di rientro della Giunta Regionale, grava sicuramente sulle tasche dei cittadini calabresi, i quali si ritrovano a sopportare sulle spalle un peso ancora più gravoso che si configura come un macigno piombato sulla già complicata situazione di crisi dei nostri giorni.

A ciò si aggiunge il deficit di informazione che risucchia tutte le nostre risorse in un circolo vizioso, fatto di mancanza di chiarezza e lacune di sensibilità. Il compito arduo è, alla fini fine, provare ad individuare il soggetto a cui imputare le colpe di un sistema impuro. Non tutti sanno, infatti, che esiste un farmaco, il Nexium, il cui principio attivo è la molecola dell’esomeprazolo, un inibitore di pompa protonica (IPP), utilizzato per la terapia di patologie gastrointestinali acido-correlate, quali l'ulcera e la malattia da reflusso gastroesofageo (GERD), oltre che per la prevenzione di possibili lesioni gastriche derivanti dall'assunzione di farmaci FANS. Questo farmaco è ancora coperto da brevetto, per cui non rientra nella categoria dei farmaci generici. Il prezzo pieno del farmaco si aggira intorno ai 20 euro.

La Regione Calabria, ha stabilito per il cittadino un costo di 10 euro per il Nexium 20 mg e di 7 euro per il Nexium 40 mg. Ed ecco la prima incoerenza: nel Nexium 40 mg contenente il doppio del principio attivo e, quindi, a forte dosaggio il costo è inferiore. La Regione, dunque, passa 11 euro al cittadino, addebitandogli contemporaneamente l’importo di 10 euro, considerando il Nexium 20 mg. Gli importi succitati sono calcolati prendendo come prezzo di riferimento quello del lansoprazolo, appartenente alla fascia dei medicinali generici.

Da ricordare che i farmaci generici o equivalenti sono quelli che solitamente hanno un costo bassissimo in quanto è scaduto il loro diritto di brevetto e, dunque, possono essere prodotti da qualsiasi ditta farmaceutica. La ragione di tutto ciò è molto semplice: nel prezzo di un farmaco l’azienda farmaceutica che lo ha sviluppato, considera anche le spese sostenute per scoprirlo e sperimentarlo; l’azienda produttrice del generico, invece, non deve produrre queste spese particolari per svilupparlo e, quindi, può permettersi di vendere il medicinale ad un prezzo più basso, solitamente inferiore di almeno il 20% rispetto alla specialità di riferimento. Precisiamo che i tempi di brevetto in Italia sono molto più lunghi che in qualsiasi altro Stato Europeo.

Ritornando al lansoprazolo, è anch’esso un inibitore della pompa protonica, utilizzato contro l’ulcera gastrica e duodenale, la sindrome di Zollinger-Ellison e contro la malattia da reflusso gastroesofageo. Quindi, le molecole IPP di esomeprazolo e lansoprazolo hanno le medesime caratteristiche principali e sono utilizzati per produrre effetti benefici sulle stesse patologie.

Nonostante alcune differenze a livello di farmacocinetica (cioè di tempo di assorbimento del farmaco da parte dell’organismo), tutte le diverse molecole degli IPP non sembrano avere profili di efficacia clinica significativamente diversi tra loro; perciò, in ambito di sanità pubblica e farmacoeconomia, la scelta tra i diversi IPP dovrebbe tenere conto anche del rapporto costi/benefici, orientandola in direzione delle molecole più economiche a parità di efficacia (come il lansoprazolo) .

Ma funziona davvero così? Il bilancio costi/ benefici va davvero a vantaggio dei cittadini? Visto che lo Stato non obbliga allo stato attuale a prescrivere il farmaco generico, alcuni medici potrebbero ingenuamente prescriverci farmaci ancora coperti da brevetto e, dunque, più costosi per noi cittadini. Dall’altro lato, i farmacisti sono obbligati per legge a vendere al cliente il farmaco prescritto dal medico.

Per fortuna, fra qualche anno tutti i medici saranno obbligati a prescrivere il principio attivo, consentendo al farmacista coscienzioso la facoltà di proporre al cittadino il farmaco meno costoso. Ma fin quando non sarà attuata questa modifica, sarebbe opportuno tenere gli occhi aperti, informarci sui nostri diritti e fare in modo che la salute ci sia cara solo da un punto di vista affettivo.


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